Oltre

album in studio

Artista Claudio Baglioni
Pubblicazione 17 novembre 1990
Dischi 2
Tracce 20
Durata 1:39:00
Genere World music, Rock
Etichetta CBS
Produttore Claudio Baglioni
Arrangiamenti Celso Valli
Registrazione giugno 1988 – agosto 1990
– Real World Studios, Bath
– The Town House, Londra
– Grande Armée, Parigi
– Forum Music Village, Roma
– Pick Up, Reggio Emilia
– Studio Emme, Firenze
– Easy Records, Roma
– Great Linford Manor, Milton Keynes
Fonico Maurizio Maggi
Formati LP, CD, MC
Note Album doppio di un artista italiano più venduto di sempre

Vendite: 1 600 000


Info

Oltre, sottotitolato: un mondo uomo sotto un cielo mago, è l’undicesimo album da studio del cantautore Claudio Baglioni, pubblicato il 17 novembre 1990 dalla CBS.

L’album contiene sperimentazioni con la world music, e fu registrato e prodotto nel giro di tre anni, rappresenta il progetto più ambizioso e monumentale della carriera di Baglioni ed è considerato dalla critica specializzata il suo «capolavoro». In molte interviste Baglioni lo definì come l’inizio di una trilogia del tempo, in cui Oltre rappresenta il passato, Io sono qui il presente e Viaggiatore sulla coda del tempo il futuro. L’album divise la critica musicale e segna uno spartiacque nella carriera di Baglioni e nella storia della musica popolare italiana, è inoltre l’album doppio di un artista italiano di maggior successo di sempre.

Il disco si basa su una lunga storia ispirata a un poema epico scritto dallo stesso Claudio Baglioni, intitolato Guscio. Questo poema è incluso nel cofanetto dell’album, distribuito ai 500 000 fan che lo avevano prenotato l’anno precedente. Descritto come un album “magico”, Baglioni lo ha presentato come un viaggio dall’origine verso l’origine, in cui il protagonista, senza conoscere la sua destinazione, è alla ricerca delle proprie radici: l’uomo in cerca del proprio destino. L’opera è una sorta di monologo interiore basato sul flusso di coscienza, con protagonista Cucaio, alter ego di Claudio, di cui viene tracciata una biografia a ritroso.

L’album è suddiviso in quattro parti, ciascuna rappresentata da uno dei quattro elementi della natura: acqua, fuoco, terra e aria. Il filo conduttore che attraversa tutto il processo creativo è la vicenda di Cucaio, una sorta di alter ego “fantastico” dell’autore. Il nome Cucaio deriva dalla storpiatura che il piccolo Baglioni faceva del proprio nome. La storia di Cucaio è narrata attraverso un onirico flusso di consapevolezza, che anima il booklet all’interno della copertina. Quest’ultima è adornata da segni, tratti, simboli e colori ispirati all’arte aborigena, creando un collegamento visivo e simbolico con l’intero progetto.

  1. Info
  2. Registrazione
  3. Concept
  4. Copertina e artwork
  5. Pubblicazione e accoglienza
  6. Tracce
  7. Crediti
  8. Produzione
  9. Successo commerciale e tour
  10. Classifiche

Registrazione

Nell’estate del 1988, Baglioni iniziò a comporre la musica per un nuovo album dopo tre anni dalla pubblicazione de La vita è adesso. Le prime sessioni di registrazione furono effettuate ai Real World Studios di proprietà di Peter Gabriel a Bath, sotto la direzione di Celso Valli e Pasquale Minieri, nello stesso periodo in cui Gabriel stava registrandovi la colonna sonora per L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese.

La collaborazione con Pasquale Minieri, destinata a diventare centrale nella genesi del progetto, affondava le radici negli anni immediatamente precedenti, in particolare nel periodo della tournée Assolo. Minieri, proveniente da studi di conservatorio sotto la guida del professor Franco Sbacco — esperto di musica elettronica — lavorava già intensamente con sintetizzatori e computer, sviluppando parallelamente una forte passione per la musica classica del primo Novecento, in particolare Stravinskij e Mahler. Da questa formazione nacque l’idea di concepire il suono stesso come elemento compositivo, una continua ricerca di elaborazione timbrica resa possibile dai nuovi macchinari elettronici.

Questo approccio affascinò Baglioni e contribuì alla nascita di un rapporto di stima reciproca che si consolidò durante Assolo, inizialmente previsto come spettacolo di una sola data e poi divenuto un tour di sessantacinque concerti. Durante tutta la tournée, i due lavorarono quotidianamente per migliorare lo spettacolo, sperimentando soluzioni sonore e musicali nuove anche durante le pause tra una data e l’altra. Proprio in quel contesto maturò l’idea di un nuovo album profondamente diverso dai precedenti.

In una breve intervista pubblicata sul n. 1703 di Topolino, Baglioni rivelò in maniera implicita che il titolo del nuovo album sarebbe stato A presto. Riguardo al processo creativo nella realizzazione delle canzoni, Minieri disse

«[…] C’è tutta una procedura molto complicata per lavorare con Claudio. In una primissima fase lui mi portò a sentire – poi stavamo insieme ad Ansedonia in una casa – solo la parte musicale, ma scriveva tutte cose cortissime, di venti secondi. Ma tipo… fai conto… centoventi, centocinquanta al pianoforte, e un altro centinaio alla chitarra. Brevissime cose musicali di venti secondi, massimo trenta. Dopo, cominciammo a scegliere, fra tutti questi pezzi, quelli che ci piacevano, e a dargli una definizione nelle varie strutture della canzone. Cioè: questo brano di trenta secondi è bello come strofa, questo come inciso, questo come ponte. Tra l’altro in quella fase, al di là del lavoro, ho imparato molto: eravamo in due. Dopodiché provavamo a montare tutti questi pezzi in tutti i modi, fino ad arrivare alla fase dei pezzi finiti, che poi erano molto più di venti (poi ne verranno scelti venti). La fase del testo, per il suo modo di lavorare, arrivava proprio alla fine e, una volta che tutto il disco musicalmente era finito, lui per ben tre volte scrisse tutti i testi: non gli piacevano e li buttò, e li riscrisse daccapo.»

Il lavoro preliminare si svolse principalmente ad Ansedonia, dove Baglioni e Minieri rimasero per circa un anno e mezzo a comporre, registrare, montare e preparare il materiale musicale. In questa fase Baglioni arrivò a scrivere numerosi frammenti di circa venti secondi che venivano poi assemblati come elementi strutturali delle canzoni — introduzioni, incisi, strofe o ponti musicali — fino ad arrivare a circa quaranta composizioni complete dal punto di vista musicale. Solo successivamente si sarebbe proceduto alla selezione dei venti brani destinati al disco.

Per quanto riguardava il titolo provvisorio, Minieri affermò:

«A presto può essere una qualunque di queste fasi, ma sicuramente è in quelle canzoni che poi lui ha buttato – nei testi che ha buttato – perché poi riscrisse tutto e alla fine scrisse Oltre.»

L’8 settembre 1988 allo Stadio Comunale di Torino si tenne la tappa italiana del tour Human Rights Now! di Bruce Springsteen, Sting, Peter Gabriel, Youssou N’Dour e Tracy Chapman. Baglioni fu scelto come rappresentante per l’Italia, presentando canzoni inerenti al tema dell’evento (come la sua versione della Ninna nanna della guerra o Uomini persi) e dichiarando la sua decisione di prendere parte al concerto per la causa dei diritti umani.

Durante l’esibizione, in contrapposizione agli spalti dello stadio comunale di Torino gremiti di fan del cantautore che lo applaudono, c’è invece una parte di pubblico sotto al palco che contesterà Baglioni. Le cronache parlano di pomodori e bottigliette lanciate contro il cantautore, il quale risponde ricordando l’importanza della causa umanitaria alla base dell’evento, che va oltre la semplice “voglia di stare insieme”. La situazione diventa così tesa che Peter Gabriel è costretto a salire sul palco durante l’esibizione e improvvisare un duetto con Baglioni per placare la contestazione. Nonostante questo Baglioni porterà a termine il concerto L’episodio ebbe un forte impatto su Baglioni il quale decise di non apparire più in pubblico e di concentrarsi soltanto sull’album.

Intanto, le sessioni di registrazione si spostarono in differenti studi in Europa e coinvolsero artisti internazionali come Paco de Lucía, John Giblin, Youssou N’Dour, Pino Palladino, Steve Ferrone, Danny Thompson, gli italiani Pino Daniele e Mia Martini, nonché i componenti della band di Peter Gabriel di allora — Tony Levin, David Rhodes, David Sancious, Manu Katché.

La scelta di coinvolgere musicisti provenienti da culture musicali differenti rispondeva a un preciso intento artistico: arricchire l’identità sonora del progetto attraverso contaminazioni stilistiche. Ogni musicista portava non solo competenza tecnica ma anche fantasia e interpretazione personale. Manu Katché, ad esempio, chiedeva spesso di suonare lo stesso brano in numerose varianti per esplorarne le possibilità espressive prima di scegliere quella definitiva. In alcune sessioni, come ricordato da Minieri, vennero perfino spente le luci dello studio per favorire l’improvvisazione istintiva dei musicisti, evitando che potessero leggere gli accordi.

Un episodio emblematico riguarda il brano Io dal mare: la parte pianistica nacque da un’idea proposta spontaneamente da David Sancious — membro della E Street Band di Bruce Springsteen — che stava lavorando nello stesso studio con Peter Gabriel. Dopo aver ascoltato il brano durante una pausa, suggerì una soluzione musicale che venne mantenuta nella versione definitiva.

Nell’ottobre del 1989, iniziarono le prevendite del disco con il titolo provvisorio: Un mondo più uomo sotto un cielo mago. La CBS tuttavia rinviò la pubblicazione dell’album al 1990, il che alimentò voci secondo le quali Baglioni non sarebbe stato soddisfatto del lavoro svolto fino a quel momento e avesse perciò deciso di riscrivere completamente l’album, rimandandone la data di uscita.

Arrivati alla scrematura finale — dalle iniziali quaranta composizioni alle venti che sarebbero entrate nel disco — Claudio Baglioni iniziò la stesura definitiva dei testi. Fu però un momento complesso: non si sentiva convinto di ciò che stava scrivendo, avvertiva una distanza tra l’idea originaria del progetto e la forma che stava prendendo.

Nel corso del 1990, mentre la pressione mediatica cresceva vertiginosamente per l’attesa dell’album — con circa mezzo milione di copie già prenotate — l’artista attraversò una fase di forte crisi personale e professionale. Al di là degli eventi legati ad Amnesty a Torino, in quel periodo si allontanò da Rossella Barattolo, manager tarantina conosciuta nel 1986 e figura chiave nel coordinamento delle sue attività professionali. Con lei il cantautore aveva intrecciato una relazione sentimentale che, inizialmente tenuta segreta, era già fonte di pettegolezzi nei circoli giornalistici. Proprio a causa dell’ingerenza dei paparazzi, che nel 1989 riuscirono a scoprire e rendere pubblico il legame tra i due — pubblicando foto e notizie sulla loro relazione segreta — la coppia subì una forte pressione dall’opinione pubblica e dai media. Questa escalation di attenzione esterna fu determinante per l’allontanamento temporaneo dalla Barattolo nel 1990, alla quale poi Baglioni dedica una buona parte di brani. L’instabilità emotiva si rifletté direttamente sul lavoro: per l’ennesima volta Baglioni strappò i testi già scritti, rimettendo tutto in discussione.

La situazione divenne delicata anche sul piano contrattuale. La casa discografica, avendo già avviato le prenotazioni e la distribuzione, rischiava di incorrere in penali e azioni legali per il ritardo rispetto alle scadenze previste.

Il punto di svolta arrivò grazie a un confronto con Fabrizio Intra, amico di lunga data e dirigente della CBS, e a una profonda conversazione chiarificatrice con la moglie Paola Massari, da sempre collaboratrice nei suoi lavori, che — nonostante la crisi matrimoniale e la relazione extraconiugale — continuò a sostenerlo e ad aiutarlo. Insieme a Massimiliano Savaiano, manager dell’artista, i due raggiunsero Claudio Baglioni nella sua villa di Ansedonia, in Toscana, dove il cantautore rimase chiuso per settimane nel tentativo di completare testi all’altezza delle sue ambizioni artistiche. Ritrovata una nuova centratura, Baglioni decise di rimettersi al lavoro con uno spirito diverso, più ispirato e radicale.

Le prime parole che scrisse in questa nuova fase furono: «L’immenso soffio dell’oceano», verso destinato a diventare l’incipit dell’ultimo brano del disco, Pace. Da lì riprese l’intero impianto testuale attingendo a un vasto poema scritto in precedenza in flusso di coscienza, intitolato Guscio: una sorta di nucleo primordiale del concept, il contenitore originario da cui si sarebbero generate tutte le canzoni.

Dal punto di vista musicale, il progetto era ormai definito. Baglioni aveva riscritto più volte i testi senza modificare le basi musicali già completate con Minieri. L’unica operazione successiva fu la selezione dei brani destinati al doppio album e la definizione dell’ordine definitivo, scelta fondamentale per la coerenza narrativa dell’opera. Una volta completata la scrittura definitiva di tutti e venti i testi, Baglioni tornò proprio su quel primo frammento poetico da cui era ripartito il processo creativo — che nel concept coincideva con l’ultimo momento narrativo del disco — e vi aggiunse la frase conclusiva: «ora sono libero, un uomo, oltre», destinata a diventare l’ultima parola dell’opera e a chiudere simbolicamente il percorso esistenziale raccontato nell’album.

Nell’agosto del 1990, l’album era finalmente completato e si procedette alle ultime registrazioni. Claudio Baglioni, Pasquale Minieri e Paola Massari definirono quindi la scaletta definitiva delle tracce, scegliendo con cura l’ordine dei brani che avrebbe dato forma e respiro narrativo all’intero disco.


Concept

Oltre è il poema dell’uomo moderno: un viaggio interiore dove mito e memoria, infanzia e destino si intrecciano. Il protagonista è Cucaio, l’alter ego dell’autore, nato dal nome che Baglioni si dava da bambino. Non è un eroe: è un uomo che cerca se stesso “sotto un cielo mago”, perduto nel labirinto del tempo.

Come un Ulisse contemporaneo, Cucaio attraversa un mare che non è soltanto acqua ma coscienza liquida: ogni brano è una tappa di ritorno verso l’origine, non verso un luogo, ma verso ciò che siamo stati e che continuiamo a essere. È un percorso che tocca la nascita, l’amore, la colpa, la perdita e finalmente la pace — non come fine, ma come comprensione.

L’intero album respira come una spirale: non procede in linea retta, ma ritorna continuamente su se stesso, come fa la memoria quando ricuce il passato al presente. Nel booklet interno — un flusso di pensieri, simboli e colori ispirati all’arte primitiva — Cucaio si trasforma in un archetipo: il bambino, il poeta, l’uomo, il doppio. Il linguaggio di Baglioni segue questo movimento, fondendo mitologia, quotidiano, invenzioni linguistiche e immagini visionarie: una lingua dell’anima, dove le parole si fanno suono. Oltre non è solo un album: è un rito, una mappa dell’identità. È la storia di un uomo che, per ritrovarsi, torna dove tutto è cominciato.

Un poema moderno in cui l’essere umano — attraversando acqua, fuoco, terra e aria — impara a guardare la propria vita senza paura e a trasformare il dolore in consapevolezza. Alla fine, Cucaio non trova una risposta, ma una condizione: diventare “un uomo, oltre”.


Copertina e artwork

La copertina di Oltre rappresenta uno degli esempi più complessi e concettuali della grafica discografica italiana degli anni novanta. Il progetto visivo, ideato da Claudio Baglioni, fotografato da Guido Harari e curato nel progetto d’immagine e illustrazione dalla Venezia Projects sotto gestione di Vittorio Venezia, traduce in immagini l’idea di un viaggio interiore e cosmico che attraversa tutto l’album.

Sul fronte dell’album è visibile un ritratto di Baglioni nudo a mezzo busto, immerso in una luce rossa e rivolto verso l’alto, quasi accecato da un bagliore solare che allude alla rivelazione e al superamento del limite umano – tema cardine dell’opera. Il corpo del cantautore, proiettato contro un fondale astratto composto da trame policrome e texture organiche, sembra fondersi con il paesaggio, divenendo parte della materia stessa del mondo rappresentato. Sopra l’immagine campeggia il titolo OLTRE, scritto in un carattere maiuscolo monumentale caratterizzato dalla lettera centrale sostituita dalla sagoma di Baglioni intento a volare come un funambolo nel vuoto simboleggiando l’oltre-uomo, simbolo del concept e del passaggio a un’altra dimensione. È la prima volta che un album musicale con una copertina così complessa e adornata non cita il nome dell’artista, infatti né sul fronte, né sul retro compare il nome di Claudio Baglioni.

Il retro copertina prosegue lo stesso universo visivo, riprendendo le tonalità rosso-arancio e le linee sinuose che si intrecciano in forme solari e galattiche. Sullo sfondo, accanto alla lista dei brani, appaiono quattro miniature che raffigurano i differenti “quadri” cromatici del libretto interno, a loro volta collegati alle quattro sezioni narrative del concept rappresentative dei quattro elementi della natura. In basso tutto in minuscolo il sottotitolo un mondo uomo sotto un cielo mago.

All’interno del disco è presente un ampio artwork orizzontale, concepito come un unico grande affresco visivo suddiviso in quattro sezioni cromatiche consecutive. L’opera accompagna idealmente il percorso narrativo dell’album e ne traduce in immagini i temi centrali del viaggio, della memoria e dell’evoluzione umana.

Le quattro tavole, pur distinte per tono e atmosfera, sono unite da una linea sinuosa che attraversa orizzontalmente l’intero sviluppo grafico, rappresentando il filo conduttore della vita e dell’esperienza. Essa si presenta come un’onda luminosa o un sentiero che collega le diverse scene, intorno al quale si dispongono figure, simboli e motivi ricorrenti — cerchi concentrici, spirali, sagome umane e animali — a evocare il trascorrere del tempo e il legame fra natura e cosmo.

La prima sezione, dominata dai toni blu e violetti, raffigura il volto di Baglioni immerso in un’atmosfera lunare e acquatica, simbolo dell’introspezione e del sogno. La seconda, nei colori rossi e aranciati, mostra il cantautore in diversi frame a comporre un movimento — come un urlo che lo tormenta — rappresentando la nascita, la materia e l’energia vitale. Segue la terza parte, dai toni terrosi e ocra, dove compaiono immagini dell’artista, prima in volo con un vestito che prende i colori del cielo riflettendosi nell’ombra di un falco, poi sulla destra in cammino su una linea come se fosse un funambolo nel tempo, all’interno di un paesaggio primordiale, a richiamare l’esperienza del vivere e il rapporto dell’uomo con la terra e con il tempo. Chiude la quarta sezione, caratterizzata da sfumature chiare e dorate, un Baglioni seduto con la chitarra accanto a un corso d’acqua popolato da pesci colorati, metafora della serenità e della riconciliazione finale.

A completare l’universo visivo dell’opera compaiono anche le quattro immagini simboliche dedicate agli elementi naturali, utilizzate come fronte e retro delle buste interne dei due vinili e, nell’edizione CD riprodotte nel libretto accanto ai crediti del disco. Si tratta di composizioni astratte e materiche che traducono in forma grafica i quattro principi primordiali: l’aria è evocata da una trama ramificata simile a una foglia cristallizzata, attraversata da riflessi dorati; il fuoco emerge nella superficie percorsa da una linea luminosa che ricorda una scarica elettrica o una colata energetica; la terra prende forma in una mappa urbana sovrapposta a tessuti e pieghe, simbolo della presenza umana nello spazio; l’acqua infine è suggerita da circuiti e percorsi fluidi che richiamano al tempo stesso tecnologia e movimento organico. Queste immagini, apparentemente autonome rispetto al booklet narrativo, ne costituiscono in realtà una sintesi concettuale: l’uomo di Oltre è immerso negli elementi, attraversato dalla materia del mondo e destinato a trasformarsi insieme ad essa.

Nel suo insieme, l’artwork di Oltre è concepito come un viaggio visivo continuo, un percorso simbolico che accompagna quello musicale dell’album. La fusione tra fotografia, pittura e grafica digitale, insieme all’uso narrativo del colore e del movimento, rende questo apparato visivo una delle realizzazioni più elaborate e rappresentative della carriera di Baglioni e dell’intera produzione discografica italiana del periodo.


Pubblicazione e accoglienza

Nell’ottobre 1990, RaiStereoDue trasmise le prime due tracce dell’album un mese prima della pubblicazione ufficiale.

La notte del 4 novembre 1990, qualche giorno prima della presentazione del nuovo album, in una notte piovosa Baglioni rimane vittima di un incidente stradale con la sua Porsche andandosi a schiantare in via della Camilluccia, nella periferia di Roma, contro la Villa Fendi a pochi metri dalla residenza dell’artista nel quartiere Monte Mario.

Portato d’urgenza alla clinica Quisisana, il referto medico cita che il cantautore riporta gravi ferite alle mani, al viso e un taglio di circa otto centimetri alla lingua. Nei giorni immediatamente successivi il profondo taglio alla lingua è ulteriormente ridotto grazie ad un intervento col laser, così come le ferite al viso grazie all’ausilio di nuove tecniche di chirurgia plastica.

Dimesso dalla clinica fa la sua prima apparizione televisiva al Maurizio Costanzo Show, in una puntata speciale interamente dedicata a lui per presentare il nuovo disco, Baglioni è ancora visibilmente sconvolto dall’incidente e dimagrito. Nonostante ciò regala un’esecuzione al pianoforte e voce che il Teatro Parioli accompagna in coro.

Il 17 novembre 1990, dopo tre anni dal suo annuncio, l’album di inediti fu pubblicato in Italia con il titolo Oltre – un mondo uomo sotto un cielo mago. Il disco svetta immediatamente in prima posizione in classifica, forte di mezzo milione di copie vendute in prevendita, un dato straordinario per l’epoca che testimonia un’attesa quasi febbrile.

Il 29 dicembre 1990, Claudio Baglioni presenzia al programma televisivo Fantastico, in collegamento dalla sua villa di Ansedonia. In quell’occasione, insieme alla band, esegue il primo brano del nuovo disco: l’atmosfera è quasi sorprendente, come se si trattasse di prove generali riprese nella taverna di casa. Una confezione volutamente più semplice, quasi anti-baglioniana, decisamente più leggera rispetto alla solennità a cui il pubblico era abituato.

Durante il collegamento annuncia anche la presentazione ufficiale dell’album, fissata per il 5 gennaio 1991.

In quella data, Baglioni compare su uno sfondo scenografico dominato da un enorme telone che riproduce la copertina di Oltre e presenta tre brani del disco, segnando simbolicamente l’ingresso dell’opera nel nuovo decennio.

Nel febbraio 1991, la CBS dichiarò che l’album in Italia aveva venduto più di 900 000 copie. Ad oggi l’album risulta aver venduto 1,6 milioni di copie.

Critica musicale

Oltre sorprese i critici musicali e i giornalisti italiani. In un articolo scritto assieme ad Enzo Biagi per TV Sorrisi e Canzoni, il compositore Ennio Morricone affermò:

«Ecco un compositore di canzoni [Baglioni] che non si è mai standardizzato. Sempre coerente, mai schiavo dei ‘vizi’ che falsificano l’eventuale originalità che una canzone di buon livello deve avere.»

(Ennio Morricone)

Il critico musicale Gino Castaldo su La Repubblica scrisse:

«Bisognerà cominciare a prenderlo sul serio il signor Claudio Baglioni, di professione cantautore. […] E diciamo subito che siamo ai massimi livelli della produzione discografica.[…] La magniloquenza è palese, ma in fondo è un tratto tipico di Baglioni, che ha compiuto imprese spesso eccessive e che va vista nell’ambito di questa strana storia di cantautore, assolutamente unica, tutta fondata su una inestinguibile voglia di riscatto intellettuale che egli coltiva fin dai tempi in cui era il più grande autore di canzoni per adolescenti innamorati. […] L’ambizione, questa volta davvero sfrenata, è quella della grande allegoria che riunisca il senso della vita, e qui si fa davvero fatica a seguire il discorso, peraltro sorretto sempre da un eccezionale lavoro musicale. Si potrebbe pensare indifferentemente alle peregrinazioni di Ulisse (omerico, dantesco o joyciano fate voi), al percorso simbolico dei tarocchi, alle grandi saghe cosmogoniche della fantascienza e chi più ne ha più ne metta, oppure più prosaicamente alla storia fin troppo personale di un uomo che vive l’ambizione di lasciare un forte segno di sé. Altro che canzonette. L’enfasi diventa talmente accentuata, nel corso del viaggio, che si avverte tutta la fatica, il peso, l’insostenibilità delle domande poste, e alle quali (anche questo lo abbiamo appreso dal Costanzo show), non c’è risposta, ma guarda caso sono in sé una molla del vivere. […] Se Baglioni dimostra di essere poeta lo è proprio in alcune splendide intuizioni melodiche, dove il suo talento brilla senza alcuna ambiguità. E c’è di più in quelle briciole di note che in tutta la velleitaria saga letteraria su cui il disco è imperniato.»

Roberto Giallo su l’Unità scrisse invece:

«Crediamo sia lecito, dunque, leggere il “concept album” di Baglioni come la storia di un lungo viaggio – una Genesi in piena regola – dove vige sovrana la legge instancabile del luogo comune. Canzoni estremamente ambiziose che dicono la loro sui mali del mondo, ma che non vanno quasi mai al di là di un fastidioso sapore didascalico. […] Cosi ecco che ai suoni perfetti (certe frasi ritmiche sono d’alta scuola, cosi come certe atmosfere, soprattutto chitarristiche, suonano convincenti), fa da riscontro una musica che non si stacca dal Baglioni vecchio stile, morbido e ridondante, ovattato e tranquillizzante. Con tutti quei dubbi, quella Genesi che va dal mare fino alla rivelazione di «aver trovato se stesso», almeno una certezza il divo Claudio ce la dà: quella che ci toccherà pensare con qualche nostalgia agli amori da spiaggia e alle passioni adolescenti, ai «piccoli grandi amori» di tanti anni fa. Quando le ambizioni filosofiche erano meno. E la freschezza sembrava vera.»

Anche Peter Gabriel rimase colpito dall’ambizione strutturale del disco: un’opera pop concepita con una visione quasi cinematografica, capace di fondere la tradizione melodica italiana con percussioni etniche, ambientazioni sonore e architetture ritmiche complesse. Gabriel apprezzò soprattutto il modo in cui Baglioni utilizzava gli elementi world music non come colore esotico, ma come parte narrativa del linguaggio musicale, una filosofia molto vicina alla sua stessa ricerca artistica di fine anni Ottanta.

Non a caso, quando due anni dopo pubblicò Us (1992), molti notarono una sorprendente affinità estetica: la figura dell’oltre-uomo a braccia aperte, l’uso simbolico della materia pittorica e una concezione visiva intima e introspettiva che sembrava dialogare idealmente con l’immaginario grafico di Oltre. Più che una coincidenza, per alcuni fu una sorta di omaggio silenzioso — il segno di un incontro creativo in cui due artisti, provenienti da mondi diversi, avevano riconosciuto una comune tensione verso ciò che sta, appunto, oltre i confini del pop.

Peter Gabriel disse:

«Quello che mi ha impressionato di Baglioni è la sua curiosità sonora. Non si è avvicinato alle percussioni africane o alle texture etniche come elementi decorativi, ma come parti strutturali dell’arrangiamento. In Oltre si sente un dialogo reale tra la tradizione melodica italiana e una dimensione ritmica più globale: poliritmie, spazi ambientali, stratificazioni vocali. È un approccio molto moderno, perché non copia un linguaggio — lo integra. E quando un artista riesce a far convivere identità locale e suono internazionale, significa che ha trovato una voce davvero personale.»


Tracce

Testi e musiche di Claudio Baglioni.

Lato A

Dagli il via – 5:46
Io dal mare (feat. Pino Daniele) – 5:28
Naso di falco – 5:16
Io lui e la cana femmina (feat. Richard Galliano) – 4:16
Stelle di stelle (feat. Mia Martini) – 3:23

Lato B

Vivi – 4:21
Le donne sono – 5:40
Domani mai (feat. Paco de Lucía) – 5:09
Acqua dalla luna – 4:31
Tamburi lontani – 5:49

Lato C

Noi no – 5:14
Signora delle ore scure – 4:50
Navigando (feat. Richard Galliano) – 4:03
Le mani e l’anima (feat. Youssou N’Dour) – 5:22
Mille giorni di te e di me – 5:38

Lato D

Dov’è dov’è (feat. Oreste Lionello) – 4:55
Tieniamente – 3:44
Qui Dio non c’è (feat. Didier Lockwood) – 5:38
La piana dei cavalli bradi – 4:56
Pace – 5:41


Crediti

Dagli il via

  • Pianoforte: Simon Clark
  • Tastiere: Celso Valli
  • Chitarra: Phil Palmer
  • Chitarra: David Rhodes
  • Basso: Pino Palladino
  • Batteria: Manu Katché

Io dal mare (feat. Pino Daniele)

  • Chitarra, cori: Pino Daniele
  • Chitarre: Paolo Gianolio
  • Tastiera: David Sancious
  • Basso: Pino Palladino
  • Batteria: Manu Katché

Naso di falco

  • Chitarre: Paolo Gianolio
  • Percussioni: Frank Ricotti
  • Ghironda: Marcello Bono
  • Tastiere: Celso Valli
  • Basso: Pino Palladino
  • Batteria: Manu Katché

Io lui e la cana femmina (feat. Richard Galliano)

  • Chitarra: Paolo Gianolio
  • Tastiere: Celso Valli
  • Batteria: Manu Katché
  • Fisarmonica: Richard Galliano
  • Tromba: Pierre Dutour
  • Sassofono: Michael Gaucher

Stelle di stelle (feat. Mia Martini)

  • Voce: Mia Martini
  • Pianoforte: Danilo Rea
  • Basso: Pino Palladino
  • Batteria e percussioni: Manu Katché

Vivi

  • Tastiere: Celso Valli
  • Tastiere: Nick Glennie-Smith
  • Chitarre: Phil Palmer
  • Batteria: Manu Katché

Le donne sono

  • Chitarre: Paolo Gianolio
  • Percussioni: Danny Cummings
  • Basso: Pino Palladino
  • Batteria: Manu Katché
  • Coro: Ida Baldi, Rossella Corsi, Cesare De Natale, Susan Duncan-Smith, Roberta Longhi, Livio Macoratti, Paola Massari, Claudio Mattone, Matteo Montanari, Piero Montanari, Franco Novaro, Massimiliano Savaiano

Domani mai (feat. Paco de Lucía)

  • Chitarra: Paco de Lucía
  • Chitarra: Paolo Gianolio
  • Basso: Pino Palladino
  • Tastiere: Celso Valli
  • Batteria: Manu Katché
  • Orchestra Archi e Mandolini: Unione dei Musicisti di Roma diretta da Celso Valli

Acqua dalla luna

  • Tastiere: Celso Valli
  • Basso: Tony Levin
  • Batteria: Steve Ferrone

Tamburi lontani

  • Percussioni: Danny Cummings
  • Contrabbasso: Danny Thompson
  • Batteria: Manu Katché
  • Ottoni e legni: Isobel Griffiths diretti da Celso Valli

Noi no

  • Chitarre: Paolo Gianolio
  • Tastiere: Celso Valli
  • Percussioni: Frank Ricotti
  • Basso: Pino Palladino
  • Batteria: Manu Katché

Signora delle ore scure

  • Chitarre: Paolo Gianolio
  • Tastiere: Celso Valli
  • Basso: Tony Levin
  • Batteria: Manu Katché

Navigando (feat. Richard Galliano)

  • Tastiere: Nick Glennie-Smith
  • Tastiere: Celso Valli
  • Basso: Tony Levin
  • Batteria: Steve Ferrone
  • Percussioni: Hossan Ramzy
  • Fisarmonica: Richard Galliano

Le mani e l’anima (feat. Youssou N’Dour)

  • Voce: Youssou N’Dour
  • Basso: John Giblin
  • Tastiere: Nick Glennie-Smith
  • Tastiere: Celso Valli
  • Percussioni: Danny Cummings
  • Batteria: Charlie Morgan

Mille giorni di te e di me

  • Chitarra: Paolo Gianolio
  • Pianoforte: Walter Savelli
  • Tastiere: Celso Valli
  • Basso: Tony Levin
  • Batteria: Steve Ferrone

Dov’è dov’è (feat. Oreste Lionello)

  • Voce recitante: Oreste Lionello
  • Chitarra: Paolo Gianolio
  • Chitarra: Phil Palmer
  • Tastiere e programmazione: Celso Valli
  • Batteria: Manu Katché
  • Voce: Riccardo Baglioni, Silvia Saleppico, Teresita Lastoria, Mario Pescetelli

Tieniamente

  • Pianoforte: Claudio Baglioni
  • Programmazione suoni: Celso Valli

Qui Dio non c’è (feat. Didier Lockwood)

  • Violino: Didier Lockwood
  • Chitarra: Paolo Gianolio
  • Basso: Pino Palladino
  • Tastiere: Celso Valli
  • Percussioni: Hossam Ramzy
  • Percussioni: Frank Ricotti
  • Batteria: Manu Katché
  • Fiati: London Symphony Orchestra diretta da Celso Valli
  • Flauti: Unione Musicisti Roma diretta da Celso Valli

La piana dei cavalli bradi

  • Chitarra: Paolo Gianolio
  • Basso: Pino Palladino
  • Tastiere: Celso Valli
  • Percussioni: Danny Cummings
  • Batteria: Manu Katché
  • Orchestra d’archi: Unione Musicisti Roma diretta da Celso Valli

Pace

  • Chitarre: Paolo Gianolio
  • Tastiere e programmazione: Celso Valli
  • Percussioni: Frank Ricotti
  • Basso: Pino Palladino
  • Batteria: Manu Katché

Produzione

  • Ideato scritto e cantato da Claudio Baglioni
  • Arrangiato e diretto da Celso Valli
  • Seguito e realizzato da Pasquale Minieri
  • Curato da Susan Duncan SmithRoberta LonghiPaola MassariWalter Savelli
  • Registrato da Stuart BruceMark ChamberlainClaude GrillesMaurizio MaggiPaul MortimerEddie Offord
  • Missato da Graham Dickson e Pasquale Minieri
  • Trasferito su disco da Tim Young
  • Prodotto da Claudio Baglioni
  • Progetto copertina e artwork di Venezia Projects
  • Fotografie di Guido Harari
  • Designer e cura delle grafiche di Vittorio Venezia
  • Realizzato presso SBP Roma

Registrato presso:

  • Real World Studios Bath Westside – Londra
  • Town House – Londra
  • Grande Armée – Parigi
  • Forum – Roma
  • Pick up – Reggio Emilia
  • Studio Emme – Firenze
  • Easy Records – Roma
  • Heaven – Rimini
  • Great Linford – Milton Keynes
  • Edizioni Musicale: Cosa Edizioni – Roma

Successo commerciale e tour

Pubblicato il 17 novembre 1990, Oltre rappresentò uno dei più grandi successi discografici della carriera di Claudio Baglioni. L’album aveva già registrato 500.000 copie vendute in preordine a partire dall’ottobre 1989 e debuttò direttamente al primo posto della classifica italiana, posizione mantenuta complessivamente per 15 settimane. Rimase in classifica per un totale di 40 settimane fino all’agosto 1991. Le vendite complessive hanno superato 1.600.000 copie, rendendolo il doppio album più venduto della storia discografica italiana.

Dall’enorme successo del disco nacque una serie di eventi live di portata storica. Il 3 luglio 1991 si tenne Oltre una bellissima notte, primo concerto al mondo con palco centrale in uno stadio aperto a 360 gradi, premiato da Billboard come miglior concerto dell’anno a livello internazionale. Tra gennaio e maggio 1992 seguì la tournée Oltre il concerto, nei palasport al centro, mentre nell’estate dello stesso anno Baglioni tornò negli stadi con Assieme sotto un cielo mago, sempre con palco centrale. Il ciclo si concluse tra settembre e ottobre 1992 con AncorAssieme, mini tournée caratterizzata da palco frontale in arene, anfiteatri e palasport. Dalle lunghissime tournée nascono i CD live Assieme – Oltre il concerto; esce a luglio 1992 vende un milione di copie e raggiunge la primo posizione; e AncorAssieme esce a novembre 1992 raggiunge la terza posizione.


Classifiche

L’album totalizza 40 settimane in classifica nel territorio Italiano, persistendo 15 settimane primo in classifica. Risulta il terzo album più venduto dell’anno. Arriva anche in Top50 nelle classifiche Europee.

Classifiche settimanali

Classifica (1990)Posizione massima
Europa30
Italia1

Classifiche di fine anno

Classifica (1990)Posizione
Italia3